2006
Milano, Galleria Atelier
Presentazione della mostra.
Frederich
Charap, Paolo Pescìultesi e Franco Rosselli sono tre artisti
di altissimo livello. In loro vibrano una forte passione
creativa e una coraggiosa ricerca estetica; chi si sofferma
con calma a osservare le loro opere non può non esserne
affascinato e turbato. Ma procediamo gradualmente.
Frederick
(Fred, come ama farsi chiamare lui) Charap è ebreo, è nato
negli Stati Uniti ma nelle sue vene scorre sangue russo.
Queste tre realtà interne, queste tre storie, queste tre
culture, hanno operato profondamente nella sua mente e nel suo
spirito facendone un uomo e un artista colto e consapevole,
molto sensibile alle vicende del mondo sia sul piano reale che
su quello dei significati, delle contraddizioni, del dolore.
Sul piano artistico, la materia, i colori, la simbolicità dei
segni s'intersecano e si sovrappongono come le motivazioni e
l'entroterra intellettuale e morale in cui hanno radici.
Il suo
lavoro è stato definito in vari modi: "lirismo astratto",
"astrattismo lirico". C'è chi ha paragonato te sue superfici
materiche e incise a mano a modeni graffiti. Mi piace la
parola "graffiti", per Fred, perché rimanda a presenze
ataviche, a radici antiche. Un "antico" su cui s'è innestato
il moderno, anzi il dramma del moderno. Charap in America,
prima di scapparsene per venire a vivere nella Maremma
toscana, ha vissuto e operato tra San Francisco e New York.
Ha vissuto
cioè sulla propria pelle gli anni ruggenti dell'espressionismo
astratto, del jazz come anima del mondo, della Beat
generation, della guerra fredda. E ha abitato i luoghi focali
della violenza urbana, dell'alienazione consumistica e
tecnologica. Come uscirne, come "salvarsi" a livello creativo?
Creando "oggetti artistici" liberi, autonomi, non
condizionati. E, appunto, venendosene in Italia, in Toscana.
Incredibile ma vero, i suoi colori da una parte contengono
suggestioni e allusioni tragiche - fiamme? fumo? materia che
si decompone com'è di tutto ciò che vive? la natura che ci
assedia? il mondo che si ribella? -, dall'altra rimandano alla
lezione dei grandi maestri dei nostri secoli migliori: certe
dissolvenze dorate fanno pensare persino a Giotto! Opere,
insomma, che sono trasfigurazioni e allegorie del Mondo e
della Vita e raccontano, insieme, come accade nella storia, il
calvario e insieme la bellezza dell'Essere. Astrattismo,
dunque? Ma l'anima, la mente, sono astratte o concrete?