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Le opere di Fred Charap riflettono sulla tela la
sua più recondita personalità e inverano
sentimenti altrimenti inesprimibili, frutto di
un percorso che punta verso il tentativo di non
vanificare secoli del cammino di un uomo, prima
ancora che di un popolo, quello ebraico, alla
costante ricerca di una vera identità. Per Fred,
infatti, il supporto pittorico è lo spazio
visivo dell’anima, un luogo dove depositare,
consciamente o inconsciamente, tutti gli
impulsi: dolori, gioie, attese e silenzi che
divengono robusti rami dalle radici sempre più
profonde e ormai difficili da estirpare. Un
muro, quindi, inteso come ostacolo o, ancora
meglio, come specchio sul quale proiettare il
film della propria vita. Per Fred la tela è il
luogo del fare ‘deserto’, dove ritrovare se
stesso, alleggerirsi di inutili fardelli,
depositandoli con pazienza. La pittura è per
Charap un lungo lavoro di tékhne dove si
riconosce bisognoso dell’unico insegnamento e
della sola guida: la Torah. Nella produzione
visibile in questa mostra gli strati materici si
ammantano di cromie pastose e calde, atte a
formare un gioco intenso di pieni e vuoti
repentini e armonici, senza mai lasciare nulla
al caso, in particolare negli effetti
equilibrati e controllati delle applicazioni
quasi del tutto monocrome. Il suo linguaggio
pittorico è l’espressione di lenticolari
stratificazioni che si sedimentano manifestando
una storia aggrovigliata dall’impronta
indelebile. Per Fred, così come avviene per
tutti gli ebrei, il tempo non cancella
quell’eterno fil rouge di continuità con la
Storia, maestra di vita, abile testimone
imprescindibile che ora attraverso l’antro
speculativo della pittura rivive sotto una veste
simbolica, forse anche dai significati oggettivi
oscuri, ma che non tange le forme del figurativo
e rimane velatamente personalissima. I dipinti
di Fred invitano a riconoscere il proprio
cammino, la propria realtà interiore così come
per gli informali. Figlio di una cultura
plurisegnica e dalle diverse origini
antropologiche, Fred sviscera nel suo fare arte
gli idiomi delle sue origini russe, di genitori
ebrei emigranti e americano di nascita. A questo
punto ...da ultimo, in quei fili sottili e a
rilievo che invitano gli occhi dello spettatore
a farsi seguire nel loro percorso è nascosta
l’essenza dell’arte di Fred Charap che è poi
anche l’anelito continuo e il desiderio perenne
di un uomo ebreo: la mia vita in terra straniera
ha percorso vie e sentieri tortuosi, direbbe
l’artista, oltre quel muro, oltre l’eternità,
che cosa c’è?
A ciascuno la sua risposta!
Antonio D’Amico
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